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domenica 12 febbraio 2012

Olidin olidin olidena...

... dumeniga a Zena! 

Il che, per i non genovesi, significa "domenica a Genova". Se non si fosse capito, sono a Genova.

Settimane di gestazione: 29+5 (= -2 giorni alle 30 settimane e alla famigerata curva glicemica = -1 settimana all'inizio dell'ottavo mese)

Dimensioni pancia: non più quantificabili. Basti un simpatico aneddoto: ieri sera, a cena a casa di amici, normalmente seduta a tavola, avevo la sensazione di essere sul punto di soffocare a causa del pancione che premeva sul diaframma e dei calci feroci dell'inquilino Eppure il leitmotiv della serata era: io che non c'ho un c...o da fare... Ma quando mai? Ormai devo (pre)occuparmi di salvarmi la vita!.

Contrazioni: non pervenute da circa 24 ore.

Punto della situazione sulla preparazione del corredino per il nano: oh Gisas. Tra quello che ho comprato io, quello che ha comprato mia mamma e quello che abbiamo "ereditato", il risultato è che il piccolo ha già bisogno di un armadio più grande del mio. Soprattutto, è incredibile la quantità di bavaglini e di cappellini di cui siamo dotati (che poi, me lo sono sempre chiesta: perché i neonati hanno sempre la testa coperta? Sarei felice di saperlo). Fortunatamente, qualcosa rimarrà qui, a casa dei nonni. Per il resto, è già pronta una scatola gigante piena di body, tutine, copertine e lenzuola da portare a casa a Milano.

Punto della situazione sulla preparazione della borsa per l'ospedale: conseguentemente a quanto appena scritto, si può dire che ormai abbiamo tutto. Ho già fatto una lavatrice per i vestiti più piccoli del nano e per le mie camicie da notte per la degenza in ospedale. I cambi per il nano quindi sono pronti. Vanno ancora disposti in appositi sacchetti che giorno per giorno dovranno essere consegnati al nido, ma abbiamo già sia i sacchetti che i vestitini. I sacchetti non sono altro che quelli per la conservazione dei surgelati, ma sono i più belli sul mercato (dritta: sono quelli dell'Ikea, che vengono venduti in confezioni che contengono vari sacchetti di due formati diversi, colorati e con la chiusura ermetica). Per diletto, ieri mi sono anche cimentata nella preparazione di un'etichetta da apporre sui sacchetti con tanto di nome e cognome miei e del piccolo e disegnino di Snoopy qui a lato. Sono anche munita di pannoloni post parto (per me... Non per il bimbo) tanto grandi quanto orrendi, mutande di rete tanto grandi quanto orrende e mega rotoli di Pannocarta da usare come asciugamano per le parti intime dopo il parto. Già, anche il Pannocarta?? Beh, so che in alcuni ospedali le mamme devono portare anche una bacinella per i primi lavaggi del nano. E pensare che anni fa, quasi in ogni ospedale la mamma doveva portare solo il cambio per il ritorno a casa del bambino. Per tutto ciò, ringrazio un'amica di pancia che mi ha fatto una soffiata sull'elenco del necessario per l'ospedale avuto direttamente al corso pre parto tenuto nello stesso ospedale in cui intendo partorire a mia volta, corso pre parto che io inizierò a marzo.

Tutti dicono: ma non è presto per preparare la borsa? Mah... No. A questo punto, credo che preparerò anche la culla con il suo lenzuolino. 'Sti cazzi, mi dico. Mercoledì sono corsa in ospedale con le contrazioni con tanto di borsa improvvisata, che non è servita. Ha funzionato quindi come un amuleto anti-parto e anti-sfiga. Se non l'avessi avuta, mi sarebbe servita. Lo stesso allora farò con il resto della borsa e del corredino: se sarà tutto pronto adesso, non servirà subito. Vediamola così! 

Soddisfazioni dalla giornata di campionato odierna: zero.

lunedì 6 febbraio 2012

28+6 (e dimostrarli tutti)

E anche questo fine settimana sul Lago Maggiore è volato. Tra qualche fitta nella zona lombare e i soliti giri sulle montagne russe delle endorfine, ho passeggiato sul lungolago ghiacciato, chiacchierato con una neo mamma accompagnata dalla sua bambina addormentata nella carrozzina in coda all'ufficio postale come se quell'attesa per il nostro turno potesse essere infinita tanti erano gli argomenti di cui parlare, ho giocato a carte per tutto il sabato sera cantando pezzi cult tra cui "Gobbo suo padre, gobba sua madre, gobba la figlia della sorella..." e pranzato in un ristorante tipicamente piemontese dove sembrava di essere dentro a una cella frigorifera.

Il fine settimana ha portato anche la fine di una vicenda di una certa rilevanza mammesca: l'acquisto della culla. Ieri pomeriggio, di ritorno in città, ancora in macchina, ho preso la solenne decisione di porre fine alle indecisioni e di girare per negozi per bambini con lo scopo di avere la culla montata in casa entro sera. Grazie ad un'efficientissima personal shopper del mio network di mammine preferite, in poco tempo avevo già sul telefonino un messaggio con tutte le indicazioni sui negozi aperti la domenica, con tanto di orari di aperture, dettagli sulle uscite della tangenziale e indirizzi da inserire nel navigatore satellitare. E poi ci chiamano il sesso "debole".

Al primo round, ecco che intravedo qualche culla, in un turbinio di passeggini con struttura in titanio che si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole...ehm, in carrozzina, scaldabiberon universali o non universali e non specificati come tali da casa/auto/motozattera/sommergibile atomico, lettini da campeggio per destinazioni che vanno dall'Amazzonia all'Antardide, e, infine, culle. Poche culle, costose e bruttine. Davanti all'articolo che mi dispiaceva meno, ho nuovamente fraternizzato con una coppia di neo genitori impegnati a spremersi le meningi e il portafoglio pur di trovare la soluzione migliore per il loro piccolo, ma nei cui occhi si leggeva chiaro l'istinto di afferrare la prima culla in esposizione e fuggire da lì il più velocemente possibile. Abbiamo fraternizzato a tal punto che abbiamo sviluppato doti telepatiche immediate, tanto che ci siamo ritrovati nel reparto "zona notte" di un altro negozio non molto lontano. Lì ho visto i miei sogni diventare realtà: la culla che avevo sempre avuto in mente. Era talmente perfetta che doveva esserci un inghippo, invece no: il prezzo includeva parte tessile, supporto, materassino e trapunta, ma con il 15% di sconto previsto solo per quella domenica. Tra l'incredulo e il folle, mi sono precipitata alla cassa e pochi minuti dopo avevo finalmente la culla nel bagagliaio.

Di ritorno verso casa, ascoltando Simon and Garfunkel e ammirando il colore del cielo al tramonto, mi sembrava che persino la tangenziale avesse una sua poesia. Ero felice. Felice come potevo esserlo a 13 anni quando compravo un cd che non vedevo l'ora di ascoltare. Guidavo e riflettevo: sono felice perché sono entrata in possesso di un oggetto, ma la maternità non dovrebbe essere quella condizione per cui si è felici perché si toccano le corde più profonde del proprio animo e della propria femminilità, perché ci si butta nel futuro senza paracadute con ottimismo e saggezza? Le nostre nonne mettevano a dormire i loro bambini nei cassetti; altro che tessere sconti e newsletter mensili sui corsi sulla maternità organizzati nei mega negozi per l'infanzia gratuiti finché alla fine non si è spinti a credere che un determinato oggetto, combinazione in vendita proprio lì, sia fondamentale per la propria vita di madre e per quella del proprio figlio. Ma in realtà una mamma è sempre una mamma: sono sicura che anche le nostre nonne si saranno scervellate sulla scelta del cassetto più bello e che lo avranno reso il più accogliente possibile con i cuscini più soffici e la biancheria con i ricami più graziosi a loro disposizione, per i loro bambini.

Arrivata a casa, ho provato subito a montare da sola la culla, ma i risultati sono stati disastrosi. Alla fine è stato necessario l'intervento provvidenziale della mia dolce metà rientrato nel momento in cui mi stavo rassegnando a prendere tutto a martellate, finché la culla non si è presentata ai nostri occhi, finita e, soprattutto, lì. Mia mamma dice che dovrei smontare subito la culla, per scaramanzia. Ma io dico no: piuttosto la riempio di cornetti napoletani e mi metto una corona di aglio sulla pancia fino ad aprile, ma no, non smonterò quella culla, a meno di non prendere una laurea in ingegneria meccanica o di non avere una schiena nuova entro aprile.

Per la schiena nuova mi sono attivata stamattina stessa, alla prima lezione di yoga. Che dire? Dopo mezz'ora sono stata congedata: ero arrivata talmente storta che più di quello che si era riusciti a fare la mia schiena non avrebbe retto al di fuori di un reparto di ortopedia. Però è stato molto rilassante, almeno quello.




giovedì 26 gennaio 2012

Oṃ!

Sono appena rientrata in casa dopo essere rimasta chiusa fuori con l'elettricista che invece di accostare la porta se l'è chiusa alle spalle. Tutto questo è stato causato dalla necessità di chiedere ai vicini una scaletta in prestito. Non solo ero senza chiavi, ma anche senza telefono e senza soldi. E il portinaio proprio oggi doveva prendere il pomeriggio di permesso? Al danno si è rimediato con un caffè macchiato caldo gentilmente offertomi in un bar vicino a casa dove ci siamo riparati finché non è sopraggiunto il boss dei lavori (sconvolto dall'accaduto) munito di chiavi come un vero salvatore della patria. L'elettricista mi ha anche intrattenuta mettendomi a parte di alcuni indecenti dettagli sulla sua vita privata. Per un attimo ho creduto di essere su Candid Camera

Ah, dimenticavo: ero anche senza giacca. Fortunatamente ciò non ha costituito un problema dato che la gravidanza mi sta regalando potenti vampate di calore, nonché una pancia caldissima quanto una pietra ollare su cui potrei senz'altro provare a cuocere qualche bistecca per risparmiare sul gas.

Ma era destino che oggi dovessi darmi al vagabondaggio. E pensare che per essere puntuale all'appuntamento con la mia dolce metà a mezzodì in Piazza Missori per tornare insieme a casa per pranzo, mi sono trattenuta alla California Bakery molto meno di quanto il luogo e le sue prelibatezze avrebbero meritato. Chi poteva schiodarmi da lì? Un latte macchiato, il portatile e la connessione internet senza fili del locale, un tavolino di marmo che non aspettava che me (e un bancone pieno di dolci)... E invece dalle 12 alle 12.40 ho errato per le vicinanze aspettando un messaggio di conferma dell'appuntamento, pervenuto troppo tardi, ossia quando mi ero già messa sulla via di casa, raggiunta prendendo tutte e tre le linee della metropolitana e un autobus. Lui era rimasto inguaiato in una riunione con l'orologio fermo e io ho messo la mia pancia a rischio spappolamento per ben 4 tragitti. 

La morale della favola è: dal settimo mese di gravidanza è bene evitare mezzi pubblici affollati dove tutti quelli comodamente seduti si accorgono benissimo della protuberanza sotto al tuo cappotto, ma fanno finta che sia solo la tua sciarpa che si è un po' ammucchiata pur di non alzare le chiappe per cederti il posto.

Ho comunque utilmente impiegato quei 40 minuti: ho comprato un termometro digitale adatto anche per i neonati, visto che quello di mercurio è finito in mille pallini sul pavimento della cucina questa mattina, e un libro a metà prezzo. E poi tra i palazzi di una traversa della strada principale si vedevano le guglie del Duomo, mentre in primo piano faceva bella mostra di sé una chiesa antica che contrastava con la grande insegna al neon di un ristorante cinese. Ho messo un sassolino sul piatto che fa pendere la bilancia del mio rapporto di amore ed odio con Milano verso la parte dell'"amo".

Avrei potuto impiegare ancor più utilmente (in quanto a shopping, si intende) anche il mio tempo alla California Bakery: connessa al gruppo delle mammine di aprile virtuali, vedo che una delle mie compagne di pancia sta segnalando la vendita speciale online degli articoli di puericultura di Naf Naf! Mannaggia a me e ai saldi in rete. Mi prudevano la mani per la tentazione di far finalmente mia quella culla così bella e così a buon prezzo che già mi ero fatta scappare ad un'altra vendita. No, non vado neanche a vedere la pagina... Ok, dai, un'occhiatina  veloce tanto per vedere cosa c'è e poi passo in rassegna i siti dei quotidiani, il che è molto più serio, suvvia, è facile... Arrivo sul sito, la culla c'è! Oṃ oṃ oooooooṃ! Mi sono dovuta trasformare nel Dalai Lama per non cliccare su "acquista". Spero che nel frattempo le culle siano andate tutte vendute, così non ci penso più.

Ad ogni modo, come preannunciato, stamattina è stato messo nero su bianco che il mio pancione è temporaneamente ceduto in affitto ad un inquilino e che la mia dolce metà ed io saremo coloro che si prenderanno cura di quest'ultimo una volta eseguito lo sfratto. E' ufficiale: siamo genitori.

E' stato anche un po' emozionante. Prima ho preso visione del mio certificato di nascita: riporta la data esatta della mia nascita, il nome dell'ostetrica che ha assistito al parto e dei testimoni che hanno presenziato alla dichiarazione della mia venuta al mondo. Ammetto di aver provato un moto di tenerezza in quel momento. Anche io sono stata attesa, amata già quando ancora non c'ero e la mia nascita è stato un momento felice per chi ha desiderato tanto e tanto a lungo di poterlo vivere. Ho pensato ai miei genitori che redigevano quell'atto, come me questa mattina.

"...In seguito alla loro unione naturale..."
"...La predetta ha concepito un figlio che sin da ora essi riconoscono come proprio..."

Da oggi la mia dolce metà ed io siamo uniti nel sacro vincolo del..la genitorialità (ma non abbiamo una culla in cui sistemare la creatura del cui accudimento ci siamo presi la responsabilità... Oooooooooooṃ!!!).



lunedì 23 gennaio 2012

- 3 mesi!!


Mi rendo conto che sto iniziando a pensare al parto. Fino a poco tempo fa, alle panzone che dicevano di non voler sentire parlare di parti rispondevo: "Sì, ma, il parto è quello che è, lo sappiamo tutti... Cosa cambia sentirne parlare?". Ecco, oggi mi sono resa conto che quelle stesse panzone avranno interiormente commentato con un bel "'sti ca...?!". 

Proprio oggi stavo leggendo su un libro un capitolo sul parto suddiviso in parte teorica e parte pratica, ossia: prima sono descritti sia ciò che sono il parto naturale e il taglio cesareo sulla carta e poi viene raccontata l'esperienza di una donna che dà alla luce un figlio dopo una gravidanza sudatissima, in tutti i sensi. Ebbene, la lettura mi ha resa nervosa. Ero in metropolitana con quel libro tra le mani dilaniata dal dilemma "Voglio disperatamente sapere ogni cosa, ma allo stesso tempo preferirei non sapere niente". Oh porca paletta. Improvvisamente scopro che per me il parto non è più quel momento catartico in cui finalmente stringerò tra le braccia il mio bambino, non importa quanto si possa soffrire, ma essenzialmente una cruda procedura medica. Leggere parole quali "lacerazione", "catetere", "ricucitura di 7 strati tra cui pelle e muscoli dopo un taglio cesareo, mentre nel frattempo non è detto che tu sappia dove è stato portato il tuo bambino" non mi ha trovata carica e preparata come mi sentivo fino a poco tempo fa sull'argomento. Addirittura, il corpo della mamma durante il parto produce altissimi livelli di endorfine (sempre loro, eh??!) per aiutarla a dimenticare presto i dolori che si vivono dando alla luce una creatura perché voglia poi ripetere l'esperienza: se la natura deve fregare noi donne così, allora vuol dire che si passano veramente dei guai tra travaglio e fase espulsiva. 

D'altra parte, domani sono 27 settimane e ormai c'è davvero più poco tempo per stare a pettinare le bambole. Anzi, da domani, 24 gennaio, mancheranno esattamente 3 mesi alla data presunta del parto.

Mi sembra che sia passata appena qualche settimana dal pomeriggio di agosto in cui il test di gravidanza è risultato positivissimo. E invece oggi mi sono ritrovata a percorrere con passo pesante come quello di un bisonte e piedi a papera la strada verso un negozio di abbigliamento premaman alla ricerca di nuovi vestiti adatti a contenere questo nuovo corpo. Quando, provando dei reggiseni, mi sono accorta che l'unico che riempivo comodamente era una quinta misura, mi sono dovuta sedere sullo sgabello che per mia fortuna era già dentro al camerino, in preda ad un misto di eccitazione e incredulità... Ma quasi di panico. Neanche una pornostar. La realtà è che la mia pancia è enorme, quindi le dimensioni del mio seno sono comunque insignificanti, anche se ci vuole un reggiseno taglia quinta per contenerlo. Se non fosse stato per le voragini che trovavo scavate sulla pelle la sera al momento di togliere il mio solito reggiseno non mi sarei neanche accorta del livello di lievitazione del mio seno. 

Per rendere il giro di shopping meno traumatico, ho deciso di provare qualcosa di diverso, per esempio dei pantaloni. Sono 7 mesi ormai che indosso solo vestiti più o meno ampi e arrivata a questo punto non ne posso più, né della scarsa varietà, né di dover lottare tutte le mattine con i miei polpacci per chiudere gli stivali, né dei collant che si arrotolano sotto alla pancia con effetto laccio emostatico (e antiestetico maniglione che si intravede chiaramente sotto al vestito). Guardo le ragazze con i jeans e mi sembrano delle aliene. Così oggi ho provato dei pantaloni premaman: sembravo un tacchino ripieno. La commessa era dispiaciuta quando, uscita dal camerino, ho annunciato che non avrei comprato niente di ciò che mi aveva proposto. Ho protestato facendo presente che è assurdo che i pantaloni premaman siano quasi tutti di tessuto stretch: in gravidanza la ritenzione idrica diventa la più fedele delle compagne, i rotolini si sprecano nei punti più disparati e ancora devo evidenziare il tutto mettendomi dei pantaloni aderenti??? Nossignore, non se ne parla. 

Ho avuto più fortuna in un altro negozio, dove sono riuscita a trovare dei jeans (dei jeans!!!) che sono un pochino lunghi, ma almeno somigliano vagamente a ciò che ero abituata ad usare quotidianamente fino a qualche mese fa. Fantastico, c'erano anche delle canottiere e delle camicie premaman. Non vedo l'ora di uscire domattina sfoggiando jeans, canottiera con camicia a quadrettoni e All Star, tanto per esagerare con lo stile scazzato. Poco importa se siamo a gennaio e fa freddo: io ho sempre caldo.

Quel che più conta, comunque, è la visita dal ginecologo di oggi pomeriggio. In attesa con me, c'era una mammina alla 12a settimana che era lì per la translucenza nucale. Avevo rimuginato tantissimo sull'opportunità di sottopormi a quell'esame, in alternativa a un esame invasivo, nelle prime settimane di gravidanza e, una volta deciso che sarebbe stata quella la prima tappa, ho aspettato l'appuntamento dell'ecografia con una trepidazione alle stelle. Ora mi sembrano passati secoli da quel giorno e vicina a quella mammina mi sono sentita una veterana della gravidanza. A volte ho l'impressione di essere incinta da sempre.

Comunque, il bimbo sta benone, durante l'eco succhiava il liquido amniotico e muoveva le braccia come un robotino impazzito. Al momento della fotografia del viso in 3d, lui si è prontamente coperto con le mani, come è ovvio, ma l'immagine è comunque molto bella. 

La pressione è a posto, la placenta è a posto, è tutto a posto... A parte il mio peso. Quindi dovrò presto sottopormi a un test di tolleranza al carico di glucosio per cui dovrò trascorrere una mattina in ospedale ingurgitando un disgustoso beverone zuccherino, a digiuno per di più. Alcune dicono che l'esame non è così terribile, mentre altre riferiscono di aver addirittura rimesso durante la simpatica bevuta e di aver quindi ripetuto la tortura dopo una settimana. 

In ogni caso, c'è tempo, basta che provveda entro la prossima ecografia che sarà alla 32a settimana, quando si valuterà la crescita del mio nanetto. Persino il ginecologo mi è sembrato più simpatico delle altre volte. Prima di ogni visita, ho sempre un po' di paura, ma alla fine questo bambino è ogni volta più forte di ogni mia tensione. 

Sono sempre più convinta che quello che mi insegnerà, e mi sta già insegnando, questo piccino sarà sempre più di ciò che gli potrò insegnare io.


giovedì 12 gennaio 2012

2 months later... 25+2!

Ho latitato a lungo, prima dubbiosa sull'utilità di tenere un blog di cui non avevo fatto menzione con nessuno e, infine, totalmente certa dell'inutilità di disperdere per la rete parti della mia gravidanza che forse avrei fatto meglio a mettere nero su bianco su un diario. Fino a qualche anno fa amavo scrivere a mano sui miei diari, producendo, con gli anni, uno zibaldone di pensieri che neanche il Leopardi. Ho provato anche a tenere un quaderno, accuratamente scelto tra i mille di una cartoleria ben fornita del centro di Milano, rigorosamente di colore azzurro, su cui raccontare l'attesa da regalare un giorno al mio piccino, quando sarà grande, perché sapesse qualcosa di più sulla sua mamma prima che diventasse effettivamente tale. Anche il papà ha scritto qualche pagina, piuttosto toccante, aggiungerei. Ma alla fine... Che dire? Sono una mammina moderna: compro la culla online, frequento i gruppi di pancione su Facebook... E tengo un blog.

Gli aggiornamenti sugli ultimi due mesi sono tanti e pochi, dipende da ciò che interessa. Quello che più conta è che l'incertezza sul sesso del nascituro è stata totalmente dissipata nelle ultime ecografie: è un maschietto, con tutti i suoi accessori in dotazione bene in vista. Chissà perché non ne ero certa dopo la prima ecografia rivelatrice, fatto sta che lui si è ben presto ripresentato al mondo senza lasciare spazio a colpi di scena. Quel che conta ancora di più è che il responso della morfologica è stato il meglio che potessi aspettarmi: il bimbo sta molto bene ed è perfetto, nuota, salta, scopre lentamente le sue forme in continua evoluzione con le manine, punta i piedi come se fosse sui blocchi di partenza per i cento metri e scalcia come un rigorista in allenamento. In realtà, l'ecografia si è divisa in due round perché al primo il timidone se ne stava rannicchiato con le mani sul viso e non voleva saperne di lasciarsi studiare il cuore e il viso stesso, costringendoci a tornare dal ginecologo la domenica mattina durante un suo turno di guardia in ospedale, per mostrarsi finalmente in ogni suo angolo. Corpo calloso, cavo del setto pellucido, arco aortico e flusso sanguigno del cuore esaminato con color doppler, inserzione del cordone ombelicale con i suoi tre vasi... Parlo a caso o forse ho assistito a una lezione di anatomia da manuale che mi ha coinvolto talmente tanto da lasciarmi reminiscenze di termini che fino ad allora non mi erano per niente familiari? Ma nella pancia c'è davvero una persona con tutta questa attrezzatura? Voglio dire, è così piccolo ed è già così pieno di cosine? Uh caspita... Un profondo orgoglio di mamma mi pervade all'idea che lì dentro il mio piccolino si dia tanto da fare senza che io sappia molto di ciò che gli serve perché sia forte e sano, come di fatto sembra essere.

Oltre a ciò sono sopravvissuta al Natale e alle feste, non tanto alla prova della bilancia di cui non comunico l'esito appellandomi alla normativa sulla privacy. Sono andata in montagna, ho fatto passeggiate sulla neve e ho addirittura provveduto ad un disboscamento a mezzo ceretta in una spa scoperta al momento giusto. Sono stata infine colpita in pieno dalla sindrome del nido, in virtù della quale da pigrona cronica mi sono trasformata in una casalinga in carriera che pulisce il piatto della doccia in gonna e stivali e provvede al riempimento del frigo e del ripostiglio con rigore scientifico: in sintesi, mi sono mammizzata, come dice la mia dolce metà. 

Soprattutto, sono diventata una compratrice online degna di un campionato mondiale di shopping addicted (prima o poi bisognava comprare tutto il necessario per prepararsi all'arrivo del nano, no?). Per questo devo infinitamente ringraziare le mie compagne di panza, online a loro volta, per avermi aperto il mondo degli outlet virtuali. Ho provveduto all'acquisto di biancheria e altre diavolerie per il piccino belle belle belle a prezzi irripetibili e, appena il sito che ho puntato riprende a funzionare, non mi farò sfuggire la cesta dei miei sogni che sembra fatta apposta per stare in quello spazio minuscolo tra il lettone e il muro della stanza che nei primi mesi dopo la nascita papino ed io condivideremo con il nano. Non ho potuto lasciare lì anche un vestito premaman che finora è il mio migliore amico durante questa attesa, d'altra parte era in saldo, ma veramente in saldo, un affarone, non comprarlo sarebbe stato un sacrilegio, un qualsiasi esperto del risparmio mi farebbe i complimenti ;)

Secondo iGoogle mancano 103 giorni... E questa volta mi farò trovare pronta, a tutto!

giovedì 10 novembre 2011

E' esplosa la pancia... E ora come mi vesto??

Il tormentone mattutino, nonché serale, quando ho avuto la fortuna, e soprattutto la voglia, di uscire, sul tema "cosa mi metto???" ha iniziato ad incombere fatale sulle mie giornate di pancina più o meno per caso molto prima di quanto credessi. "Sì", leggevo sui forum sulla gravidanza e sentivo dire da mamme sopravvissute ai nove mesi, "la pancia spunta intorno al quinto mese, poi dipende... Se sei alla seconda gravidanza o se aspetti dei gemelli o ancora se sei magra la pancia si vede prima, magari anche alla fine del terzo". Invece io che sono alla mia prima gravidanza, aspetto un solo piccolo e non sono certo una silfide, ho iniziato a vedere crescere una certa panzetta già all'inizio del quarto mese... No, il mio bambino non è un vitello e non ho ingurgitato prosciutti interi appena ho avuto tregua dalle nausee del primo trimestre. Come è successo a tante, che poi se ne dimenticano oppure che trovano l'argomento troppo poco poetico perché possa andare d'accordo con la parola gravidanza e che quindi non lo menzionano neanche, la mia pancia si è gonfiata d'aria come una mongolfiera si gonfia di elio. Ricorderò sempre con godimento il giorno in cui alla Asl, all'inizio del quarto mese, ebbi il privilegio di saltare la coda di 100 persone davanti a me in quanto gravida ("Senza offesa signora, ma lei è incinta? Passi avanti, lei ha la precedenza") e quando nello stesso giorno prima un ragazzo sulla metro e poi una signora sul bus ("So bene cosa significhi portarsi dietro quella pancia...") mi cedettero il posto a sedere. Ricorderò invece con terrore il panico che, scesa dal bus, mi portò dritta dritta in farmacia a sussurrare alla farmacista neanche fosse stata un prete il mio problema e l'esclamazione di quest'ultima "qui ci vogliono le maniere forti"... 

Insomma, che la pancia cresca a causa del meteorismo addominale o dello sviluppo della creatura, ho cominciato ad affrontare il problema dell'abbigliamento già alcune settimane fa e ho dovuto pensare ad attrezzarmi adeguatamente, visto che ancora per cinque mesi mi confronterò con il pancione. 

Ebbene, l'istinto mi direbbe di vestirmi ogni giorno così:



o di vivere fino ad aprile in, ehm, abito da sera:


La ragione - e il fidanzato - purtroppo e per fortuna, mi spinge invece a... Sperimentare qualcosa di diverso. Vediamo un po' cosa hanno escogitato altre mammine fashion.

Beyoncé, addirittura, ha pensato bene di disegnare una linea di abbigliamento premaman, per sentirsi "sexy e femminile anche durante la gravidanza". Ha dichiarato di non aver rinunciato ai tacchi a spillo. Vabbè, fingiamo di non aver letto questa ultima frase e diamo un'occhiata a quello che intende lei per capi femminili e sexy:



Uhm... Forse no. Quella giacchetta alla Nino Frassica poi, ma anche no. Altre idee?

Beh, c'è qui vicino un negozio per la maternità e l'infanzia che senz'altro avrà vestiti premaman, perché non provare? Bene (si fa per dire): i pantaloni sono enormi e in generale posso dire che i vestiti di mia nonna sono più moderni. Non rassegnata, scopro che anche H&M ha creato linee speciale per le panzone, con tanto di jeans e minigonne adatte al caso! 


Peccato che siano ben pochi i punti vendita in cui si possano trovare anche questi capi salva pancia... L'argomento è già stato affrontato nel gruppo delle mamme di aprile. Su consiglio di due di loro, mi sono spinta verso l'infinito e oltre, piena di aspettative e istinti bellicosi, diretta acceleratore a tavoletta verso un centro commerciale nella nebbia della provincia. Forse erano le mie aspettative ad essere troppo alte, ma resta il fatto che l'angolo premaman, perché proprio di angolo si trattava, occupava l'1% dell'immenso spazio del negozio trovato nel centro commerciale dopo aver errato invano per una buona ventina di minuti. Comunque, quel che conta è aver trovato una gonna di jeans e collant premaman ed essere ritornata a casa più o meno soddisfatta, basta dimenticare che gli altri capi visionati erano imbarazzanti tanto da avermi fatto pensare che tutti, persino chi ci può lucrare, discriminano le panzute e non positivamente. C'è da dire che alcuni jeans almeno non sembravano quelli di mio padre.

Tornata a casa e riacceso il pc, ecco che capito per caso sull'immagine della gonna premaman più comoda del mondo, che fisso con orrore:


L'insegnamento del giorno è che, considerato che amo gli abiti e che quindi non ho bisogno di pantaloni con fasce elastiche da calo permanente del desiderio, il passo successivo sarà la taglia XXXXXXL e cercare tra i vestiti per le non panzute qualcosa di più carino di questo genere:




...pur restando convinta che l'opzione migliore resta sempre tutone e pigiama =)