(Premessa: questo post sarà redatto in forma sconclusionata per venire incontro ai limiti dell'app Blogger per smartphone)
Ok. Non leggo un quotidiano da mesi. A malapena riesco a seguire un telegiornale. Eppure tengo sempre la tv accesa durante i miei pasti solinghi da neomamma, quelli che vengono costantemente disturbati da cigolii o altre lamentele nanesche (sempre che vengano consumati). Ho un libro sul comodino da settimane - "Le correzioni" di Franzen - e da tempo immemore sono sono ferma a pagina 50. Non so, è come un blocco del mio cervello: non riesco a distrarmi dal pensiero del nano. Onestamente non so perché e non so spiegarlo meglio di così.
Stamattina peró ho finalmente preso in mano una rivista, più o meno seria a seconda dei punti di vista. Dal mio attuale, si tratta senz'altro di una pubblicazione di un certo spessore culturale. Sono stata fortunata, perché un articolo ha subito catturato la mia attenzione e quindi ne riporto brevi passaggi. Iniziava così:
"Nel luglio 2001 - proprio nei giorni del G8 di Genova - Jacques Charles, direttore del Tesoro della Guyana francese, salpava su un battello dalla capitale Cayenne alla volta di
Maripasoula per imbarcarsi per imbarcarsi sul fiume Maroni e raggiungere, dopo 300 km e cinque giorni di navigazione in piroga, il villaggio di Elahé. Doveva annunciare agli abitanti la grande novità. Il franco sarebbe andato fuori corso. La nuova moneta era l'euro".
E continuava:
"... A Maripasoula fu installato perfino un bancomat"
Infine:
"Poi prendo una banconota da 50 euro e guardo l'Europa. Sulla sinistra, proprio di fianco alla scritta in greco "euro", c'é una macchiolina, fateci caso. È la Guyana".
L'ho fatto anche io, é vero!
Insomma, alla fine basta poco per riconnettersi con il mondo esterno. Io al momento più che di marche di ciucci e catene di abbigliamento per bambini da tenere a mente in stagione di saldi non mi intendo. È un peccato. Soprattutto se, oltre a dispensare chicche di cultura come quella di cui sopra, un articolo può far girare gli ingranaggi del cervello e del cuore.
Mi è capitato con un articolo a tratti buffo, a tratti amaro, a tratti liberatorio di un certo Alain de Botton sul tema dell'infedeltà.
Così scrive l'autore:
"... Senza pregiudizi, vedere il matrimonio come la risposta perfetta a tutte le nostre aspettative in termini di amore, sesso e famiglia è ingenuo e fuorviante, così come lo è credere che l'adulterio possa essere l'antidoto efficace per le delusioni del matrimonio..."
"Quale atteggiamento mentale piu realistico dovremmo dunque assumere in un matrimonio? Di quale tipo di promesse abbiamo bisogno? Certamente, ci vorrebbe qualcosa di molto piu cauto e rilassato dei soliti luoghi comuni, come: "Prometto di essere deluso da te e da te soltanto. Prometto di fare di te l'unico depositario dei miei rimpianti, invece di distribuirli ampiamente in molteplici avventure e in una vita sessuale da Don Giovanni. Ho preso in considerazione tutte le possibilità di infelicita ed è a te che ho deciso di legarmi". È questo tipo di promesse generosamente pessimistiche e gentilmente non romantiche che le coppie dovrebbero farsi sull'altare. Dopo di che, un'avventura sarebbe solo il tradimento di un reciproco impegno a essere delusi in un certo modo, non di una speranza irrealistica".
"Quando diventiamo adulti, la maggior parte di noi ha un rispetto intuitivo nei confronti dell'idea di un matrimonio basato sull'amore. Tuttavia, invecchiando, cominciamo in genere a chiederci se tutta questa storia non sia altro che una fantasia sognata qualche centinaio di anni fa da un gruppo di autori e di poeti dallo spirito adolescenziale. Una simile rivalutazione può essere provocata dalla consapevolezza di quanto possano essere caotici e ingannevoli i nostri sentimenti"
"Troppa gente inizia una relazione mettendo l'enfasi morale nel posto sbagliato, deridendo in modo compiaciuto il desiderio di una scappatella come se fosse qualcosa di disgustoso e impensabile. In realtà è la capacita di restare che è al tempo stesso ammirevole e degna di rispetto, benché sia troppo spesso data per scontata e considerata come una cosa normale."
"Se a un partner accadesse di fare un passo falso, l'altro potrebbe rinunciare al proprio furore abbandonandosi alla stupita meraviglia di quanto a lungo siano riusciti a mantenere la fedeltà e la calma contro ogni probabilità".
Come diceva qualcuno, la mente è come un paracadute: funziona solo se si apre.
domenica 19 agosto 2012
giovedì 9 agosto 2012
Ricomincio da tre
Tre come i mesi che ha oggi Alessandro, che sono poi anche i miei mesi di latitanza dal blog. Perché non ho più scritto? Mah, perché sono stata travolta da un vortice di pozioni magiche a base di latte in polvere che mi hanno resa ogni giorno più simile a Maga Magò, delusioni da pannolino pulito quando invece si sperava nell'esplosione atomica dopo ore spinte e cigolii, esultanze da pannolino che a buttarlo nella spazzatura condominiale bisognava chiedere il porto d'armi... E via discorrendo. Chi è mamma, lo sa. Chi non lo è... Beh, ascolti i racconti delle mamme sopravvissute ai primi mesi di vita dei figli e poi ci pensi due volte prima di dire "le mamme non sono poi più impegnate delle donne senza figli che lavorano". Ditelo a una mamma che a mezzogiorno circola ancora per la casa in pigiama con un'alitosi da far rimpiangere la fogna di Calcutta, e non perché la sera prima si è presa una sbronza, o che per ore ha stretto le gambe per tenersi la pipì, e non perché è in giro per saldi... La violenza della sua reazione sarà pari al livello di stupidità della vostra affermazione.
Che poi non è che superati i primi mesi le cose si semplificano. Passate le notti a ciondolare per il corridoio di casa dirette a occhi mezzi chiusi verso la camera in cui il nano ha deciso di far suonare la sveglia a orari del tutto casuali causa fame, arrivano quelle in cui non basta più un biberon a placare l'ira funesta del piccolo grande dittatore perché poi è il turno dei dentini. E superate quelle, arriveranno altre notti in cui il bimbetto, ormai semovente, con le sue gambette arriverà da solo al lettone e fino al mattino dormirà attaccato ai capelli della mamma e ai peli del petto del papà, che perderanno così ogni parvenza di coppiainnamorataogninottedormiamoabbracciati di qualche anno prima. E poi ci saranno le notti sveglie ad aspettare di sentire le chiavi girare nella toppa perché nel frattempo il nanetto è diventato grande e uscirà il sabato sera... Oh cielo, no! Ok ok, viva le occhiaie da biberon notturno.
Tre sono anche i giri dell'equatore che ho percorso a piedi con tanto di nano a rotelle quando di stare tranquillo in casa non ne voleva neanche sentir parlare. Almeno ho smaltito quei tre quintali accumulati in gravidanza.
Tre poi sono le parti di cui è composto quell'aggeggio diabolico che è il trio, prontamente rinominato trio logorio. Carrozzina, ovetto e passeggino. Oggi finalmente il passeggino è stato recuperato dal garage in cui era stato riposto mesi fa in attesa di questo giorno solenne. Ed ecco che però per qualche ragione insondabile l'ovetto non si stacca dal telaio, fattaccio verificatosi per ora solo due volte. La prima nel parcheggio dell'Ikea, dove poi per disperazione ho infilato tutto il bestione telaio+ovetto nel bagagliaio della macchina abbassando i sedili posteriori (e meno male che il seggiolino per il trasporto del nano era già montato al suo posto). La seconda, oggi. Riusciremo mai a passare alla fase 3 del trio logorio, l'ultima e definitiva?
E tre sono le volte in cui ho dato a fuoco la casa. Almeno, così sembrava dal di fuori. Basta lasciare sul fuoco un pentolino pieno d'acqua con un biberon al suo interno con lo scopo di sterilizzarlo e poi uscire, dimenticandosene: al ritorno si troverà il biberon squagliato, il pentolino da buttare e un odoraccio di bruciato che passerà solo lasciando le finestre aperte per almeno 12 ore. Oppure si può anche mettere lo sterilizzatore da microonde nel forno e accendere quest'ultimo non con la funzione microonde, ma ventilato, senza pensare allo sterilizzatore al suo interno. Provare per credere, per esperienza personale assicuro che funziona.
In conseguenza di quanto sopra illustrato, tre sono le incombenze extra-nano di cui non mi sono dimenticata tra le 13762974635 che in questi mesi ho cercato invano di ricordare. Quindi, per esempio, da ieri la tv non funziona e da ieri mi viene in mente che devo chiamare il servizio clienti per l'assistenza solo in momenti in cui non posso telefonare. E poi sono sicura che tra poco uscirò dimenticandomi di cambiare la maglietta bianca che ho indosso che è zozza di salsa di pomodoro, visto che oggi ho pranzato con nano in braccio e non è che in quei momenti riesci anche a stare attenta a non sporcarti. Fosse solo sporca di qualche traccia di rigurgito... Regola di sopravvivenza n.1: il vestito con una sola macchia di latte è da considerarsi pulita e non richiede un cambio immediato, con più macchie... Beh, dipende da dove si deve andare. Insomma, la mia memoria in questo periodo fa schifo.
Ho consultato altre mamme sull'argomento e per mia fortuna mi è stato confermato che è normale. Si salvi chi può!!
venerdì 4 maggio 2012
Mai dire mai...
Prima che Alessandro nascesse, credevo con ferma convinzione che avrei seguito precise massime educative che sono state puntualmente smentite.
"La carrozzina non entrerà mai in casa!"
"Non dormirà mai nel lettone!"
"Non prenderà mai il vizio del ciuccio!"
"Non avrò bisogno dell'aiuto di nessuno!"
(e non ho immortalato momenti quali l'arrivo di mamma e zia con spezzatino di carne pronto all'uso o il montaggio del seggiolino per la macchina per il quale sono accorse circa 5 persone casualmente selezionate sul posto - seggiolino necessario per andare al primo controllo in ospedale dove sono stata accompagnata da una cugina della mia dolce metà -)
"Nella sdraietta i neonati sembrano tutti insaccati, non la userò mai!"
What else?
martedì 1 maggio 2012
Ecce homo!
Il titolo del post e la foto dicono tutto...
Alessandro è nato alle 23.27 di mercoledì 25 aprile, il giorno della liberazione... E che liberazione! Pesava 3.390 kg ed era lungo ben 50 cm, alla faccia del ginecologo che diceva che sarebbe nato piccolo, tiè.
E così sono diventata mamma. Ho gli occhi a cuoricino, sotto la palpebra già calante... Ma quanto c'è da fare con un nano?!
Quindi eccoti qui, piccino mio... Benvenuto in questo folle mondo!
martedì 24 aprile 2012
- 0 (big girls you are beautiful) !!!!
Ehm, no, iGoogle... No. Tu mi hai aiutata per tutti questi 9 mesi a tenere il conto delle settimane e dei giorni senza sbagliare mai. Non ho dubitato di te neanche una volta. Ma tu oggi mi dici così e io non ti credo.
Ah sì? Dici che hai sempre ragione tu?
Allora eccoti qui una prova:
Questa foto è stata scattata qualche ora fa. Ti basta?
La verità è che oggi sono ufficialmente S C A D U T A ! ! ! !
E alla faccia tua, caro iGoogle, oggi sono andata a pranzo fuori e mi sono gustata un risottino buonissimo. Tiè tiè e ancora tiè!
Se si deve aspettare, allora lo si fa con stile... E a ritmo di musica.
lunedì 23 aprile 2012
Que sera sera
-1... Quasi scaduta!
Non lo immaginavo, ma il tempo, in queste ultime settimane, è davvero volato. Questa mattina mi sono svegliata realizzando stupita che ormai siamo arrivati a 39+6 e che, almeno sulla carta, manca 1 solo giorno al tanto atteso D-day. Non dico che non me ne sono accorta, ma quasi. Di fatto, se non fosse per i millemila acciacchi che ogni giorno mi fanno sentire pronta a tuffarmi nel bidone dell'immondizia, questo rush finale sarebbe solo piacevole ed emozionante. C'è una sorta di libidine masochista ad andare a dormire la sera pensando che nella notte potrebbe scatenarsi l'apocalisse e poi risvegliarsi la mattina e constatare che in realtà non è successo proprio niente nelle ore precedenti (benché ci si senta più stanche di quando ci si è messe a letto perché dormire bene in questi giorni è una lotteria).
La settimana scorsa mi ha resa protagonista di due eventi di una certa rilevanza panzuta.
Innanzitutto, l'ultima lezione del corso pre parto. Per concludere in bellezza, ci siamo cimentate nell'esecuzione di un esercizio di rilassamento sotto stress. Sembra un controsenso, ma il senso c'è: all'inizio si viene portate ad uno stato di quiete e dopo un po' si viene disturbate dal battito di un tamburo e dalla voce dell'insegnante che con tono prima crescente e poi decrescente dice "l'utero si contrae". Così per una ventina di minuti. Se non si fosse capito, l'esercizio simula le contrazioni del travaglio. In questo modo, in teoria, la condann... Ehm, la futura partoriente impara a trovare dentro di sé i pensieri positivi che in travaglio la aiuteranno a sopportare il dolore e a rimanere aggrappata ad uno stato emotivo di tranquillità. I miei pensieri positivi si sono rivelati quelli sul futuro: Alessandro che gioca a palla, Alessandro che lecca un cono gelato grande quasi quanto la sua faccia, Alessandro con una salopette azzurra, Alessandro che impara a nuotare, Alessandro che un giorno vincerà il premio Nob... Ehm, no, non esageriamo, ma bisogna pur concentrarsi sul perché ci si è messe in quella situazione, o no? Comunque i miei erano pensieri piuttosto banali: qualcuna pensava a un panino stracolmo di salame o a una vacanza al mare con costumino minimal che mette in mostra un fisico perfetto (con pancia piatta).
Domani comunque c'è una sessione in cui si ripetono gli esercizi già svolti, aperta alle panzone che hanno finito il corso. Tra le ragazze del corso, io sono quella con data presunta per il parto più vicina. Alcune, salutandomi, mi hanno detto: "se non vieni martedì alla lezione, allora magari avrai partorito e ti verremo a trovare in reparto!". E, mentre io sono sempre qui ripiena, come immagino sarò anche domani, un'altra ha partorito la settimana scorsa e aveva la scadenza a maggio. Vabbè. Ci rivedremo lì domani, stessa storia stesso posto stesso bar.
Il secondo evento è stato poi la visita per la gravidanza a termine. Esito: collo un po' accorciato e ammorbidito, ma pervio al dito sulla fiducia, il che significa praticamente chiuso. Liquido da vendere, placenta, cordone e pressione a posto. Il tutto si concreta con ciò: fissata prossima visita giovedì 26, ossia a 40+2, con ampie probabilità di arrivarci. Pensavo che l'avrei presa malissimo, invece la notizia mi ha rilassata o, per meglio dire, rassegnata. Ok, tutto può sempre succedere da un momento all'altro, ma comunque, se anche dovessi andare oltre il termine, dovrei essere tranquilla perché la situenji è buona. Mi fa un po' ridere l'idea di andare oltre il termine dopo gli avvenimenti degli ultimi mesi, ma alla fine va bene così e scopro in me risorse inaspettate, ossia la capacità di prendere come un'opportunità positiva una notizia che credevo di temere. Infatti aspetto con pazienza e serenità: vado al cinema, leggo, prendo il sole, passeggio, cucino, continuo i miei trip quotidiani sotto la doccia tra getti caldi e freddi e aromaterapia fai-da-te fai-da-chesembriunatossica... Il tutto con i limiti di un corpo pesantissimo e provatissimo, ma a cui sono abituata.
Intanto qui noi siamo ci siamo preparati!
domenica 15 aprile 2012
Metti un fine settimana di pioggia...
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