martedì 19 febbraio 2013

Tanto vale scriverne

Montata come una barattolo di panna da un commento di qualche giorno fa di Nonaddetta (che ringrazio infinitamente!!) a un mio post sui 6 mesi di Alessandro, mi sono detta che sarei ritornata a scrivere. Ho lasciato che il mio blog facesse le ragnatele, ma in realtà è un peccato... Scrivere mi ha sempre fatto un gran bene. I miei Zibaldoni di pensieri, tanto per scomodare il povero Leopardi morto di gobba, per dirla alla Guzzanti, risalgono anche ai tempi delle elementari. E adesso che sto vivendo l'esperienza più travolgente della vita non scrivo più. Alto tradimento!

Ma sapete quale è la verità dei fatti? E' che io... Non ho tempo. Cioè, non ho neanche più la testa. 

Sì, la difficoltà è anche pratica, perché ormai Alessandro di mesi ne ha quasi 10 ed è entrato nella fase kamikaze, cioè cerca di farsi del male (magari intrufolandosi dietro alla televisione e cercando di tirarsela addosso), addirittura a volte suicidarsi (per esempio, infilando la testa tra lo schienale e la parte orizzontale di una sdraio nel tentativo concreto di auto decapitarsi), o solo di attentare gravemente alla mia (in)stabilità psicofisica (scendendo di sedere giù dal divano, incurante degli ammonimenti della mamma che si fionda per prenderlo, ma arriva tardi, e tira un sospirone di sollievo quando vede che lui è riuscito a non schiantarsi al suolo e sghignazza compiaciuto delle sue capacità). Insomma, non è proprio semplice mettere insieme del tempo ininterrotto per sedersi al computer e lasciarsi andare alle parole.

Il problema però è anche più profondo, nel senso che mi sento talmente assorbita dai miei compiti di mamma che è difficile potermi concentrare su altro. Voglio dire, anche quando non c'è Alessandro, mi sembra sempre che ci sia lo stesso: il pensiero "dov'è? E' un po' che non lo sento, avrà mica raggiunto lo scaffale delle posate e avrà fatto harakiri con il coltello del pane?" si ripete rincorrendomi in ogni momento, anche quando lui non c'è (il che, a dirla tutta, per scaricare dalle responsabilità esclusive la mia follia, non accade molto spesso). Quindi, quando sono da sola, a volte voglio solo buttarmi sul divano a vedere repliche di Grey's Anatomy in rapida successione fino all'abbruttimento, senza le sue ditina che mi cavano gli occhi e mi strappano i capelli e le sue urla per cui, arrivata alla terza serie, non sono ancora sicura di aver capito bene alcune cose risalenti alle serie precedenti (per esempio, ma Addison non doveva tornare a New York una decina di puntate fa? E perchè Mark che è arrivato a Seattle praticamente per turismo adesso è il super capo della chirurgia plastica? Non si fanno concorsi per assumere il personale in quell'ospedale? Bah). Oppure cucinare un pasto decente senza dover azzannare quel che capita perché intanto poi devo imboccare lui e lui infilerà le mani nel piatto, si spalmerà metà pappa sui vestiti, un po' di cibo finirà sul seggiolone e sul mobile alle sue spalle e sul tappeto, alla fine non mangerà e il tutto si concluderà in una merolata da manuale in cui lui piangerà fortissimo e io alla velocità della luce preparerò un biberon che gli darò da bere davanti alla tv sintonizzata su un programma che lui avrà selezionato malmenando il telecomando e che io non riuscirò a cambiare perché se usassi la mano che sta reggendo il biberon per prendere il telecomando lui si offenderebbe e riattaccherebbe con la merolata e via discorrendo. 

Insomma, a volte è difficile staccarsi da tutto questo. Tante vale scriverne.

Comunque Alessandro adesso sta diventando grandissimo, è pieno di denti e di capelli. In un attimo, voilà, da pulcino spelacchiato che era si è trasformato in un piccolo leone, un tripudio di riccioletti e incisivi. Adesso poi è così buffo, quando balla "a ritmo" di musica o quando sorride felice mentre si fa portare in giro per casa a bordo suo trenino, e soprattutto così affettuoso. Certo, i miei bicipiti ormai fanno un baffo a Juri Chechi e la mia schiena... Beh, lasciamo perdere la mia schiena, e sì, sarà anche una cozza perché stare in braccio gli piace assai e si aggrappa con le unghie ai miei vestiti per non farsi mettere giù e sarà diseducativo perché è un po' viziatello e tutti gli altri dogmi della maternità perfetta, ma cosa ci posso fare se anche a me piace assai?

Insomma, da tutto questo è sempre impossibile staccarsi. Tanto vale scriverne!

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