lunedì 3 dicembre 2012

Con i piedi per terra: marines e tate

O con le ginocchia per terra, considerato che l'argomento è Alessandro che, più o meno gattonando, ormai ha seminato il panico nelle nostre vite.

E' iniziato tutto più o meno all'improvviso. Siccome c'è da dire che a 6 mesi inoltrati ancora di stare seduto sembrava non volersene neanche parlare, per la serie che io provavo a metterlo seduto e lui con un colpo di sedere in avanti si rimetteva disteso, mai più immaginavo una progressione tanto rapida verso ciò che stava per accadere. Prima un timido tentativo di mettersi a quattro zampe fino a trasformare quella posizione in quella preferita. Poi un'importante consapevolezza: se partendo a quattro zampe provo a mettere un ginocchio dietro l'altro e riesco addirittura a coordinare le braccia, allora mi sposto in avanti. Giacché questa impegnativa successione di mosse richiedeva un'abilità per il momento solo latente, si è passati per la fase intermedia: se gattonando non riesco ancora a fare molta strada, allora striscio. Così il soldato Ryan si aggira per casa a mo' di addestramento marines. Una gomitata dopo l'altra ed ecco che l'orizzonte si amplia in termini eccitanti per lui e inquietanti per tutti noi. 

Perché naturalmente punta per lo più a spigoli e prese della corrente; cestini da far rotolare per il bagno fino a scoprire un altro gioco fantastico, lo scopino per il water; pentole e coperchi, incautamente riposti nel piano più basso del mobile; gradini e attrezzi per il caminetto con cui giocare a "quale occhio mi caverò per primo?". Da qui a gattonare in senso stretto il passo è stato breve. Ho anche provato a sperimentare il consiglio di una nota sedicente esperta di bambini, che consiste nel prendere in mano l'oggetto che non si vuole che il bambino tocchi e dirgli pacatamente "no, amore, questo non si tocca, si tocca solo quando c'è anche la mamma" e far sì che il bambino capisca e agisca di conseguenza. Ho provato subito con i cd, altro obiettivo preferito del nostro, e come effetto ho ottenuto che mentre gli ripetevo la formula magica lui mi guardava negli occhi e rideva e che ora si rivolge allo scaffale dei cd più spesso di prima.

Adesso appoggiandosi con le braccia a un gradino si mette in piedi e le alternative che si prospettano sono due: o rendendosi conto di non saper tornare indietro chiede aiuto urlando oppure perde l'equilibrio e prende testate a destra e a mancina.

Il meglio del nostro meglio: a quattro zampe, guardava me e il suo papà sul divano che ridevamo per una battuta, tanto che contagiato dalla risata e agitandosi per l'eccitazione ha perso l'equilibrio e si è spalmato sul pavimento attaccando a piangere, più per la sorpresa che per il dolore (come spesso a mio modesto avviso accade).

Un guinzaglio? Una camicia di forza? No, forse non ci sono alternative al proteggere le prese della corrente e gli spigoli e stare appresso a questa creatura alla scoperta del mondo ogni ora ogni minuto.

E poi è volato giù dal lettone in un mio momento di distrazione. Lui non ha riportato danni, ma io ho passato una giornataccia perché mi sono sentita tremendamente in colpa per la superficialità con cui ho sottovalutato i suoi progressi motori pur più o meno conoscendoli. Mi sono detta che tutte queste novità mi stancano e mi stressano e che occuparmi di lui da sola, vista la limitatezza di familiari disposti a immolarsi per alcune ore alla settimana e gli orari di lavoro del papà del piccolo kamikaze, è troppo, quasi pericoloso. 

Così ho proceduto alla ricerca di una baby sitter. La mia pretesa era trovare una persona che per 2 mezze giornate la settimana potesse sostituirmi. In apparenza è piuttosto difficile assecondare questa richiesta, ma forse non ho scelto i canali giusti. Ho però sperimentato una tata che dopo i due giorni di prova concordati ha detto:

"Il bambino è molto vivace, non riesco a far altro che stargli dietro" (allora perché l'avrei chiamata, signora?)

"I giochi che il bambino ha a sua disposizione sul suo tappeto sono noiosi e poco stimolanti. Qual è il suo gioco preferito?" 
"La carta forno, signora... Fa rumore, si può strappare e si può mettere in bocca tranquillamente perché è per alimenti... Non è una grande idea?"
"..."

"Questa casa non mi dà sicurezza, ci vuole il box... E ci vuole anche il timer per tenere il tempo di cottura delle verdure" (altro?)

"Gli orari dei pasti del bambino non vanno bene... E la frutta del vasetto è piena di conservanti e lo yogurt per bambini è malsano" 

E per concludere con l'argomento cibo "Questa pappa sarebbe già frullata?" tirando su con espressione di disgusto il cucchiaio dal piattino in cui ho messo la pappa da me preparata, come sempre, e che il piccolo ha sempre mangiato volentieri.

E così l'esperienza con questa baby sitter si è conclusa. Per il momento continuo a fare da me e poi vedremo. 

Nel frattempo però mi è caduto l'occhio su questo:


Prima di avere figli, avrei trovato raccapricciante l'idea di una tutina per bambini con straccio per pulire per terra incorporato per sfruttare i vagabondaggi del piccolo per la casa. Adesso quasi quasi un pensierino per la letterina a Babbo Natale...



5 commenti:

  1. Ehi ehi, precisazione! Il bambino nella fotografia non è mio figlio, è il bimbo della pubblicità della tutina mocio!

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